Il vizio di scrivere ce l'ho da quando ero bambina. Ho scritto per molti anni, su decine e decine di quaderni, agende e agendine, block notes, lettere, fogli sparsi. Non so nemmeno bene dove sia finita la maggior parte di quella roba, ma senza alcun dubbio e' meglio che resti nascosta. Scrivere per molti e' parte del naturale processo di crescita, e' un modo per fermare le idee, parlare con se stessi, confrontarsi con il proprio passato - che a quell'eta' e' rapido a fuggire, come sono rapidi i cambiamenti -, farsi le ossa nell'arte del comunicare sentimenti e sensazioni: un esercizio di autoconsapevolezza, insomma. Come e' logico che sia, e salvo piccoli Mozart della scrittura, i risultati sono spesso ingenui, ripetitivi, sciocchi, di quelle cose che, rilette a distanza di una o due decine di anni, suscitano un certo imbarazzo. Percio' il poterli tenere nascosti in un cassetto, magari da sfogliare ogni tanto per meravigliarci di come eravamo, ma ben lontano dagli occhi altrui, e' un'ottima cosa.
O forse dovrei dire che
era un'ottima cosa.
Perche' ora i diari si scrivono in pubblico. Stuoli di ragazzine (e ragazzini, in buon numero) riempiono le pagine dei propri blog con racconti minuziosi e insulsi di quello che hanno fatto durante il giorno, frasette da baci perugina, poesie, tentativi di prosa "seria", confessioni piu' o meno spudorate e via dicendo. E a volte non sono nemmeno piu' ragazzine, ma magari
ventunenni che gia' lavorano, come l'autrice di questo stucchevole esempio:

Qui siamo di fronte a una rivoluzione antropologica dalle conseguenze per ora imprevedibili. Che faranno, questi giovani umani, quando, tra dieci o vent'anni, saranno messi di fronte ai propri parti letterari, che nel frattempo saranno rimasti in rete, a scorno eterno dei rispettivi autori? Come si evolvera' l'arte del ricatto nei confronti di chi, assurto a fama o diventato ricco, aveva un blog su cui scrisse cose di cui inevitabilmente si vergognera'?
Se il mondo non finisce prima, sara' divertente stare a vedere. Per quel che mi riguarda sono molto felice di
non aver avuto a disposizione un blog, quando ancora avrei potuto partorire capolavori come questo.