venerdì, 28 dicembre 2007 | in :
Sei in chat e qualcuno salta su a dire che si sta mangiando o bevendo la tal cosa buona. Va bene, capita. Ma il tale, non contento di averti fatto venire l'acquolina in bocca, dice pure che "offre". Che cazzo offri? Prendi per il culo? E ci sono sempre i soliti due o tre che rispondono "Io! Io!". Qual'e' lo scopo di questo teatrino? Non lo capisco, sul serio. Non e' una semplice forma di cortesia, perche' implica che colui che offre non cede in realta' nulla e chi "accetta" l'offerta non riceve niente.
Mah. E poi sono io quella strana.
upuaut @ 22:23 | commenti (popup) | commenti
sabato, 22 dicembre 2007 | in :
Il vizio di scrivere ce l'ho da quando ero bambina. Ho scritto per molti anni, su decine e decine di quaderni, agende e agendine, block notes, lettere, fogli sparsi. Non so nemmeno bene dove sia finita la maggior parte di quella roba, ma senza alcun dubbio e' meglio che resti nascosta. Scrivere per molti e' parte del naturale processo di crescita, e' un modo per fermare le idee, parlare con se stessi, confrontarsi con il proprio passato - che a quell'eta' e' rapido a fuggire, come sono rapidi i cambiamenti -, farsi le ossa nell'arte del comunicare sentimenti e sensazioni: un esercizio di autoconsapevolezza, insomma. Come e' logico che sia, e salvo piccoli Mozart della scrittura, i risultati sono spesso ingenui, ripetitivi, sciocchi, di quelle cose che, rilette a distanza di una o due decine di anni, suscitano un certo imbarazzo. Percio' il poterli tenere nascosti in un cassetto, magari da sfogliare ogni tanto per meravigliarci di come eravamo, ma ben lontano dagli occhi altrui, e' un'ottima cosa.
O forse dovrei dire che era un'ottima cosa.
Perche' ora i diari si scrivono in pubblico. Stuoli di ragazzine (e ragazzini, in buon numero) riempiono le pagine dei propri blog con racconti minuziosi e insulsi di quello che hanno fatto durante il giorno, frasette da baci perugina, poesie, tentativi di prosa "seria", confessioni piu' o meno spudorate e via dicendo. E a volte non sono nemmeno piu' ragazzine, ma magari ventunenni che gia' lavorano, come l'autrice di questo stucchevole esempio:

essenza_di_bmk
Qui siamo di fronte a una rivoluzione antropologica dalle conseguenze per ora imprevedibili. Che faranno, questi giovani umani, quando, tra dieci o vent'anni, saranno messi di fronte ai propri parti letterari, che nel frattempo saranno rimasti in rete, a scorno eterno dei rispettivi autori? Come si evolvera' l'arte del ricatto nei confronti di chi, assurto a fama o diventato ricco, aveva un blog su cui scrisse cose di cui inevitabilmente si vergognera'?
Se il mondo non finisce prima, sara' divertente stare a vedere. Per quel che mi riguarda sono molto felice di non aver avuto a disposizione un blog, quando ancora avrei potuto partorire capolavori come questo.
upuaut @ 03:13 | commenti (popup) | commenti
martedì, 11 dicembre 2007 | in :
Passera' anche questa stazione,
senza far male
Passera' questa pioggia sottile,
come passa il dolore
Ma dov'e', dov'e' il tuo amore?
Ma dove e' finito il tuo amore?

(Fabrizio De Andre')
upuaut @ 18:48 | commenti (popup) | commenti
sabato, 08 dicembre 2007 | in :

Sono passati esattamente 25 anni dal giorno della morte di mio padre. Era l'8 dicembre 1982 e io avevo 17 anni non ancora compiuti. Era un uomo buono e fragile, che mi insegno' molte piu' cose con i suoi silenzi e i suoi sorrisi che con le sue parole. Rimpiango ancora di non aver avuto abbastanza tempo. Se n'e' andato troppo presto.
upuaut @ 19:12 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 05 dicembre 2007 | in :
In questi giorni sono quasi felice, a tratti.
Sia ieri sera che stasera c'era l'aria cosi' tersa che le luci dei paesi sembravano piu' vicine e piu' forti, e le stelle piu' numerose e brillanti. Di giorno un sole splendido, i colori tardoautunnali che spiccavano sul cielo azzurrissimo e una temperatura piu' mite di quel che ci si aspetterebbe dalla stagione.

Sono due giorni che vado a R., nella mia nuova casetta, perche' gli omini dei mobili si sono decisi a portare i pezzi mancanti e ora la cucina e' tutta montata e a posto. Manca qualche cosa, c'e' da fare la revisione alla caldaia, da allacciare la stufa a gas e da montare il rubinetto del lavandino, poi devo finire di assemblare tavolo e sedie (non vengono dall'Ikea ma il principio e' quello). Ma ora la vedo come l'avevo in mente e, nonostante la poverta' dei mobili, mi piace, mi rende felice, non vedo l'ora di trasferirmi. Casa mia, finalmente.

Sono quasi felice, a tratti.
Ma c'e' anche un sottofondo di attesa, di incertezza, che non so da dove venga. Non si tratta della comprensibile ansia per il trasloco imminente, per i cambiamenti, per tutto cio' che devo fare. C'e' altro. Se credessi nelle premonizioni, direi che sta per succedere qualcosa.

Sono quasi felice, a tratti.
No, non e' vero. Questa non e' felicita', e' la sospensione della routine, il pensiero catturato da altro, questioni pratiche che vanno ad occupare il posto del solito rimuginare. Ma forse, quando si passa molto tempo in uno stato mentale non proprio allegro, quando ci si abitua ai cieli grigi, anche solo uno squarcio di sole, una tregua momentanea, puo' essere scambiata per felicita'.
upuaut @ 21:41 | commenti (popup) | commenti
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