mercoledì, 31 ottobre 2007 | in :
[Brani tratti da L'arte della gioia di Goliarda Sapienza]

occhi3
Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte.

Bisogna periodicamente allontanarsi da qualsiasi luogo dove la consuetudine ha ucciso l'obiettivita'.

Mai rifiutarsi di vedere i lati sgradevoli della vita; non conoscendoli la realta' li ingigantisce nella fantasia trasformandoli in incubi incontrollabili.

- E come dovrei amarti, Carlo? In silenzio, lasciandomi adorare come una statua?
- Ma l'amore e' mistero, silenzio. In silenzio io ti veneravo. Mi bastava guardarti per essere felice giorni e giorni. Non avevo bisogno di parlare. L'amore e' un miracolo, e come tale...
- L'amore non e' un miracolo, Carlo, e' un'arte, un mestiere, un esercizio della mente e dei sensi come un altro. Come suonare uno strumento, ballare, costruire un tavolo.
- Tu intendi dire il sesso.
- Ma non e' amore il sesso? L'amore e il sesso sono figli l'uno dell'altro. L'amore senza sesso che cosa e'? Una venerazione di statue, di madonne. Il sesso senza amore che cosa e'? Una battaglia di organi genitali e basta.
- Ma tu allora neghi la sostanza immateriale dell'amore? Neghi la sua spontaneita', e il fatto che piu' nasce spontaneo, piu' e' autentico, puro, miracoloso.
- Ma Carlo, anche tu come i tuoi compagni a Catania: "L'ascetismo del popolo russo, la sacralita' della classe operaia, il martirologio del proletariato, la natura come Dio, l'artista come Dio". Com'e' possibile?
- Che c'entra tutto questo?
- C'entra invece, perche' fra i tuoi compagni ho trovato soltanto malcelata aspirazione alla santita' e vocazione al martirio. O la ferocia del dogma per nascondere la paura della ricerca, della sperimentazione, della scoperta, della fluidita' della vita.

Ecco cos'era quella paura che per poco non aveva scambiato per nostalgia di Beatrice e perfino di Argentovivo. No, non le rimpiangeva, rimpiangeva solo un modo di vita cosi' a lungo impresso nelle sue emozioni, che non poteva mutare da un'ora all'altra. Doveva accettare quella paura, e piano piano abituarsi a quella solitudine che ormai, era chiaro, portava con se' la parola liberta'.

Carmine ha ragione: si puo' distogliere gli occhi e restare padroni di se'. Con quella parola amore cauti s'ha da essere, trappola che la natura apposta fra l'erbe piu' profumate dove anche gli animali piu' astuti possono cadere.

Le cose non dette marciscono dentro di noi.

Quella parola amore aveva delle scadenze improrogabili e certe come la nascita e la morte, e si doveva accettarla con la consapevolezza di non sapere perche' c'era, quando e come e dove avveniva, e verso quali spiagge brulle o prati verdi ci avrebbe sospinti.

Non ti basterebbe pensare che ti e' capitato di essere al mondo per farmi piu' ricca, per darmi la gioia di tenerti fra le braccia?

occhi3
upuaut @ 20:09 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 29 ottobre 2007 | in :
Sarebbe bello che l'amore fosse quello che ci insegnano a credere fin dall'infanzia. Non che qualcuno ce lo insegni davvero, ma e' implicito, sta nell'ordine delle cose, nei messaggi pubblicitari, nelle famigliole delle sit-com, nei cuoricini di San Valentino, nei romanzetti da due soldi, nei film strappalacrime. E' un'eredita' lontana, che assimiliamo senza saperlo. Ha a che fare con le nostre radici cristiane e infetta di se' anche chi cristiano non e' affatto. Un mito inavvicinabile, la reclame perfetta. L'amore ideale - cioe' quello a cui tutti bene o male tendono - e' super-umano: anche solo l'aggettivo "eterno", che tanto spesso ci si appiccica dietro, dovrebbe far sospettare. Nulla di cio' che e' umano e' eterno, per definizione. Forse l'anima, se esiste, ma quella compete a un dio di qualche natura, appunto.

Pero' ci crediamo. Cresciamo convinti di trovare, prima o poi, la persona "giusta", con cui concretizzare quell'utopia. Nonostante gli esempi contrari di cui molto spesso siamo circondati, continuiamo a crederci. In fondo si tratta di semplice statistica: le coppie scoppiano, anche quelle meglio assortite, salvo in pochissimi casi fortunati. E il pericolo sta proprio li', nel dirsi "io saro' uno di quei casi fortunati". Perche' questo e' esattamente quello che si dicono tutti, o almeno tutti coloro che dedicano a questo argomento piu' di qualche pensiero casuale; a volte, spesso, quasi sempre senza neanche rendersene conto; e magari sotto strati e strati di cinismo. Potenza dei simboli, dei miti.

Forse il meccanismo sociale non funzionerebbe se non ci fosse qualche grande sogno a cui tendere, realizzabile o meno; anzi, meglio che realizzabile non sia e che resti sempre un po' piu' in la', fuori portata. E questo non e' nemmeno un sogno socialmente pericoloso, non inceppa gli ingranaggi, anzi, li alimenta di desiderio perennemente frustrato e continuamente rinnovato, di libido mal direzionata, che finche' resta bloccata li' non si rivolge a cose pericolose come liberta' individuali o utopie politiche.

"Io saro' uno di quei casi fortunati", quindi. Questo e' il pensiero sottotraccia dei piu'. Andiamo nel mondo muniti di un'illusione pericolosa e a questa illusione tentiamo di adeguare la realta'. Incontriamo una persona che, per una combinazione di elementi ideali, frammenti di esperienze passate, proiezioni di desideri e pura e semplice chimica, ci fa pensare "e' lei". E ci buttiamo nell'avventura. Ma una relazione non e' una sit-com. Prima o poi, spesso prima, la realta' arriva con tutto il suo peso a far vacillare le nostre certezze: l'interazione con l'altro ci mostra lati che non avevamo visto - o che non avevamo voluto vedere, presi nel nostro bel sogno. Sempre piu' pezzi nuovi arrivano e incastrarli nello schema originario si fa via via piu' difficile. E soprattutto, prima o poi dobbiamo fare i conti con la volonta' dell'altro e con la sua natura profonda. Perche' sono queste le variabili che piu' pesano: per quanti sforzi facciamo per tentare di mantenere l'equilibrio, per quanta sincerita' ci mettiamo, se non c'e' una corrispondente volonta' di lavorarci su anche dall'altra parte, ogni sforzo e' destinato al fallimento. E a volte la volonta' c'e', ma e' la natura stessa dell'altro, certi suoi irriducibili attriti interni, certe caratteristiche caratteriali, che vanificano ogni tentativo di riequilibrare la relazione. Succede anche questo: di avere a che fare con un partner piu' che volenteroso e di fallire lo stesso. Si chiama incompatibilita' di carattere, e capita. A me e' capitato. E se non fossi stata cresciuta anch'io nel mito dell'Amore con la A maiuscola, che deve durare "in eterno" e che percio' va mantenuto in vita anche quando boccheggia, gli avrei dato sepoltura quando era tempo, senza perdere anni nel logorante tentativo di evitare il fallimento.

A nessun essere umano dovrebbe venir chiesto di confrontarsi con un mito super-umano e di conformare la propria esistenza ad esso. E' crudele, e rende la caduta molto piu' dolorosa di quel che dovrebbe essere. E si impara, si, si impara lo stesso, prima o poi, ma con un sovrappiu' di dolore che potrebbe essere evitato.
upuaut @ 01:23 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 26 ottobre 2007 | in :
Questa e' un'altra isola, le coordinate sono diverse, la flora e la fauna pure. Qui i giornali non arrivano, la politica e' una roba sconosciuta, le multinazionali, le banche, i media, la pubblicita', le guerre infinite, tutte cose che non stavano sulla zattera, e percio' non le ho portate con me. E siccome non c'e' nessuno, credo che passero' il tempo parlando da sola. Di altro.
upuaut @ 22:13 | commenti (popup) | commenti
giovedì, 18 ottobre 2007 | in :
Ok, l'avete voluto voi. Il mio blog non e' questo qui, bensi':
http://isoladeilotofagi.wordpress.com/
upuaut @ 21:28 | commenti (popup) | commenti
giovedì, 18 ottobre 2007 | in :
Non mi dirai mica che adesso funzioni, eh?
upuaut @ 21:06 | commenti (popup) | commenti
website stats